Radio Show Note d’Oriente – Ritmi del Mondo – 29/05/2013

Inizieremo la nuova puntata di Note d’Oriente parlando del film “Omar”, del regista palestinese Hany Abu-Assad, che ha ottenuto il secondo posto nella categoria “Un Certain Regard” al festival di Cannes. La storia del film è complessa, si tratta di un dramma politico intervallato da una storia di amanti stretti in una morsa, con la polizia segreta israeliana da una parte e i palestinesi armati dall’altra. Al centro della storia c’è Omar, un giovane panettiere innamorato di una giovane donna di nome Nadia il quale, a seguito delle torture subite in carcere, decide di unirsi ad un gruppo di resistenza armata.

Rimanendo in Palestina andremo a scoprire il Ramallah Contemporary Dance Festival 2013  che quest’anno ha avuto come tema la disabilità allo scopo di dimostrare che anche coloro che hanno esigenze e bisogni particolari possono danzare e muoversi liberamente.

Dalla Palestina faremo poi un salto in Libano per presentare il famoso trombettista franco-libanese Ibrahim Maalouf che il primo giugno sarà in Italia, più precisamente a Bari, per un concerto nell’ambito del festival Bari In Jazz. Maalouf vive da anni a Parigi, ma il suo pensiero è a Beirut, la città in cui è nato. Figlio del grande musicista Nassim Maalouf, il suo jazz è un tentativo di far incontrare l’Oriente e l’Occidente.

Sempre a proposito del Libano vi parleremo poi di un caso di censura cinematografica che riguarda sia il paese dei cedri che tutto il mondo arabo. Si tratta del film “L’attentato”, del regista libanese Ziad Doueiri, censurato in Libano ed oggetto di discussione perfino all’interno della Lega Araba, che ha chiesto ai 22 Paesi membri di prendere delle misure per impedire che il film venga proiettato. La motivazione ufficiale della messa all’indice del film da parte della Lega Araba è che Doueiri, cittadino libanese, ha girato il film in Israele. Il regista, accusato da più parti di essere un sostenitore di Israele, nega ogni parzialità: “Il film, non sta né dalla parte degli israeliani, né da quella dei palestinesi, anche se in fondo appoggia la causa palestinese”.

All’interno della rubrica Editoriaraba, Chiara Comito ci parlerà del libro “L’arte di dimenticare” della scrittrice algerina Ahlam Mostaghanemi, definita da molti come la scrittrice in lingua araba più letta al mondo. Il libro in questione è una sorta di manuale di sopravvivenza dedicato a tutte le donne che sono state lasciate dai propri uomini e che sono  incapaci di dimenticarli e soprattutto di e andare avanti con la propria vita.

Dal mondo arabo ci sposteremo in Italia, più precisamente alla Biennale di Venezia, dove dal 30 maggio al 24 settembre la fondazione artistica saudita Edge of Arabia sarà protagonista di un’esibizione dal titolo Rhizoma (Generazione in attesa). Il panorama artistico dell’Arabia Saudita è simile ad un rizoma, con una scena creativa emergente ed entusiasta che rimane sotterranea ma che ogni tanto fa la sua comparsa in superficie. Rimanendo nella Penisola Arabica andremo poi a conoscere l’artista emiratina Khawla Al Marri le cui opere dimostrano che c’è una differenza sostanziale tra il copiare spudoratamente l’arte e mixare le varie influenze artistiche arricchendole di un tocco tutto personale.

Concluderemo il nostro percorso musicale a Rabat dove dal 24 maggio al 1 giugno si terrà il Mawazine – Festival dei Ritmi del Mondo, un evento che ospita grandi nomi dell’industria musicale internazionale. La line-up di quest’anno include infatti Rihanna, Mika, David Guetta, Enrique Iglesias e i Deep Purple.

 

Playlist della puntata:

Emel Mathlouthi – Ma Lkit

Haya Zaatry – Manakir

Ibrahim Maalouf – Beirut

Maii & Zeid – Hasafer Baeed

Cairokee – Mat el-Kalam

Soapkills – Galbi

JadaL – Ana Bkhaf Min el-Commitment

Ines Belayouni e Sabry Mosbah – Tounsi w Khalli Yqoulou Hbel

Radio Show Note d’Oriente – Arte Senza Frontiere – 22/05/2013

In questo appuntamento di Note d’Oriente vi parleremo di un’arte coraggiosa e anticonformista che sfida le difficoltà, i muri di separazione, i confini imposti e anche la legge pur di esprimersi e raggiungere il suo pubblico.

La puntata inizierà sotto il tendone di un circo marocchino dove acrobati, musicisti e teatranti, fanno rivivere la leggenda amazigh di Isli e Tislit. Isli e Tislit é il primo spettacolo degli artisti della scuola circense Shems’y diventata un punto di riferimento artistico nazionale. Nei loro spettacoli sono presenti tutte le discipline artistiche, gli artisti diventano interpreti che incarnano dei personaggi mentre il  circo diventa narrativo e si teatralizza. La scuola, la prima professionale in Marocco, nasce con l’intento di dare ai ragazzi dei quartieri popolari di Salé, la periferia di Rabat, l’opportunità di intraprendere un percorso formativo nei mestieri dell’arte.

Ci sposteremo poi in Egitto per parlare della cantante egiziana Maryam Saleh e del suo rapporto con il cantautore Sheikh Imam. Maryam, cresciuta con la musica di Imam, ha deciso di condividere la sua passione per il cantautore rivisitando e interpretando alcune sue canzoni in modo da diffonderle nuovamente tra i giovani e farle arrivare ad un pubblico più ampio.

Dal Cairo andremo ad Amman dove si è svolta l’esibizione artistica “Baladak”, che ha riunito tutta l’arte di strada della capitale giordana in una sola strada. L’idea di questo evento era quella di mostrare al pubblico come l’arte di strada, a volte fuorilegge, ha fatto delle strade di Amman una vera e propria opera d’arte. Il progetto era aperto a tutti i giovani della città che contribuiscono al ritmo culturale della stessa tramite i loro differenti talenti in modo da creare una cultura cittadina che li rappresenti e parli il loro linguaggio.

In questa puntata inauguriamo inoltre la rubrica Editoriaraba, curata da Chiara Comito, che ogni settimana ci segnalerà le più interessanti novità editoriali e culturali del mondo arabo. Questa settimana, in occasione del 65° anniversario della Nakba, ci parlerà della Palestina e della letteratura palestinese.

Rimanendo in Palestina vi parleremo poi della Fondazione Qattan, un istituto il cui obiettivo è quello di coltivare il talento di giovani registi, artisti, pittori e musicisti. La fondazione ha istituito da qualche anno lo Young Artist of the Year Award, un evento biennale che supporta giovani artisti e fornisce loro premi in denaro e l’opportunità di esibire i lavori. Diventata ormai un punto di riferimento per l’arte in Palestina, questo ente continua a lavorare per andare oltre i progetti di arte tradizionale e favorire anche forme di espressione artistica alternativa. Ha aiutato ad esempio a riaprire la Gaza Music School e ha finanziato la produzione di corto e mediometraggi da parte di registi palestinesi.

Concluderemo la puntata in Afghanistan, più precisamente a Lashkar Gah, dove il regista danese di origine afghana Najieb Khaja ha deciso di distribuire videofonini ad alcuni abitanti in modo da documentare più da vicino la vita nella provincia di Helmand. I video raccolti si possono vedere sul sito http://www.myafghanistan.dk e sono diventati un documentario dal titolo “My Afghanistan: Life in a Forbidden Zone”, uscito nel 2012.

 

Playlist della puntata:

Hela Belhaj – Mohal Nefham

Hindi Zahra – Oursoul

Maryam Saleh – Ana Mesh Beghanny

Adonis – Kermalik

Mashrou’ Leila – Imm el-Jacket

Akher Zapheer – Bteghwee

Kabul Dreams – Air

Hayajan – Safina

Radio Show Note d’Oriente – Oltre il Velo – 15/05/2013

Questa settimana ci concentreremo  su quello di cui raramente si parla, ossia di quanto sia ricca una realtà se si guarda aldilà del velo calato giù dalle continue guerre e dalle sofferenze di un popolo.

Un esempio è l’Afghanistan.  La rock band Kabul Dreams ha appena fatto uscire il suo primo album “Plastic Words” e in un’intervista di Muftah al chitarrista e vocalist Sulyman Qardash egli racconta cosa significa essere una rock band in Afghanistan. Egli racconta che è difficile per noi immaginare quanto la gioventù afghana sia energica e piena di vita e soprattutto parla del ruolo dei media nel parlare del paese, essi secondo l’artista dovrebbero concentrarsi maggiormente sugli altri aspetti dell’Afghanistan e smettere di politicizzare ogni evento.

Lo stesso pensano Laila EL-Haddad e Maggie Schmitt, autrici del libro “The Gaza Kitchen”, esso apparentemente  è solo un libro di cucina ma in realtà è un viaggio attraverso le tradizioni culinarie, e non solo,  della Palestina. Per poterlo fare le due sono entrate nelle cucine delle donne di Ghaza e hanno chiesto loro di condividere ricette di famiglia, storie e fotografie. Uno degli obiettivi principali di questo progetto era di raccontare un lato nascosto di Gaza, lato che non vediamo ogni giorno, infatti leggendo i giornali o guardando la tv ci capita a volte di dimenticareche Gaza è più di quello che ascoltiamo, ossia  una cultura ricca che possiede storie affascinanti da raccontare.

Ci sposteremo in Siria dove forse molti non immaginano che non esiste solo la musica della rivoluzione, bensì anche la musica del regime. Aldilà della vera guerra che miete vittime innocenti esiste perciò anche la guerra musicale. A guidarci attraverso questo percorso sarà il ricercatore olandese Omar Adam Sayfo, che parte dal martire della musica della rivoluzione Ibrahim Qashoosh per arrivare ai canti politici dei salafiti senza l’uso di strumenti musicali passando per l’alawita leale al regime Ali Al Deek. Secondo Sayfo ,la sfida più grande ora è proprio quella di creare una top ten siriana che possa essere accettata da tutti.

In Yemen invece c’è chi il velo lo abbassa clamorosamente, e si mette in mostra. Parleremo dell’ex presidente yemenita Saleh, che ha fatto costruire un museo dedicato a sé stesso. Situato al secondo piano della moschea Saleh, che da sola costituisce un testamento di  47 milioni di euro,  il museo ospita una collezione di cimeli che altro non sono che una pacchiana esplosione di sfarzo sfrenato. La mostra conta circa 2.000 pezzi provenienti da 81 Paesi, per lo più regalati a Saleh come doni diplomatici nei suoi 33 anni di governo.

A proposito di mettere in mostra, passeremo anche in Arabia Saudita dove la fotografa “senza paura” Manal Al Dowayan dedica la sua vita a mostrare la realtà attaverso le sue fotografie, e a svelare l’universo femminile in Arabia Saudita, e le difficoltà dell’essere donna. In questo modo essa  è riuscita a spezzare la catena di tabù e limitazioni di una tra le società più conservatrici al mondo, ottenendo così nel suo paese il riconoscimento e il successo che per tanti artisti sauditi rimane un traguardo raggiungibile solo all’estero.

Cosa c’è perciò oltre il velo? Tutto.

 

Playlist della puntata: 

Adonis – Ma Kan Mafroud

Kabul Dreams – Sadae Man

Omar Offendum – #Syria

Gene Band – Ya Waladi

Meen – Banadoura

Heba Mansouri – Soulaimy

Hayajan – Wel Loom Ramani

Maryam Saleh – Eslahat