Pure Music #6

 

Playlist della puntata

The Wanton Bishops – Smith & Wesson

Maryam Saleh – Nixon Baba

Omar Souleyman – Warni Warni

Alsarah & The Nubatones – Soukura (Boddhi Satva Ancestral Soul Remix)

Mashrou’ Leila – Bahr (Ft. Erik Truffaz)

YAS – Mahi

Duman – Eyvallah

Postcards – Oh the places we will go

 

Photo Credits: Omar Souleyman

Gold Diggers

Nella puntata di oggi vi parleremo di cercatori di vinili a Beirut, del rapporto tra musica e Isis, di Ibrahim Maalouf e di un documentario palestinese. All’interno della rubrica di Editoriaraba Chiara Comito ci parlerà invece di un reading di poesia che si svolgerà in varie parti del mondo.

Playlist della puntata

Mashrou’ Leila – Comrades

Hiba Mansouri – Fog El Nakhal

A-WA – Habib Galbi (Acid Arab Remix)

Tinariwen – Chet Boghassa

Hindi Zahra – Beautiful tango

Ibrahim Maalouf – Run the world (Girls)

Apo & the Apostles – Baji Wenek (Feat. Mai Mourad)

Temenik Electric – Mistekbeul

 

Figli della notte

 

In questa puntata di Note d’Oriente si parla di fotografe iraniane, artisti della luce francesi, DJ egiziani e del nuovo album dei Mashrou’ Leila “Ibn El Leil”. Per la rubrica di Editoriaraba Chiara Comito ci parlerà invece di una nuova raccolta di poesie di Mahmoud Darwish.

Playlist della puntata

Alaa Wardi – 3 – Fi Ba7ri

Radio Tehran – Tamume Chiza

Mashrou’ Leila – Marikh

Mashrou’ Leila – Maghawir

Apo & the Apostles – Fil Zaman

Rachid Taha – Ya Rayah

The Notorious B.I.G X Om Kalthoum – Party & Bullshit (Moseqar remix)

Hindi Zahra – Fascination

 

Photo credits: Kechlight

 

Pure Music #4

 

Playlist della puntata

Mashrou’ Leila – Icarus

The Wanton Bishops – Sleep With The Lights On

Temenik Electric – Ena Ouyek

Alsarah & The Nubatones – Rennat

Tanjaret Daghet – Tanfesseh

Hindi Zahra – Any Story

Bachar Mar-Khalifé – Lemon

YAS – Aziza

 

Image by: Mashrou’ Leila

Courtesy of: Mashrou’ Leila

 

Temenik Electric: rock tra due mondi

 

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Si chiama “Inch’Allah Baby” il secondo album dei Temenik Electric, gruppo franco algerino fondato sette anni fa da Mehdi Haddjeri, e il bassista e amico d’infanzia Jerome Bernaudon.

Inch’Allah Baby è un incrocio spontaneo tra due culture, due mondi, due influenze. Dieci titoli che oscillano senza tregua tra il fatalismo mistico dei popoli del Maghreb e l’edonismo classico e arrogante del rock anglosassone. “Rock arabo”, Mehdi rivendica questo appellativo, già adottato da altri. “Io sono un figlio del rock e del pop inglese – dice – che però è cresciuto ascoltando musica araba in famiglia”. Mehdi infatti è nato da genitori algerini immigrati in Francia, a Marsiglia, insieme ad altri 15 fratelli. Negli anni 80 non si parlava di traffici, kalashnikov, islamismo radicale, bensì di povertà e di speranza in una scalata sociale, di razzismo e sogni di integrazione.

Incurante di quello che gli altri potessero pensare, Mehdi  danzava, faceva teatro,e ascoltava musica. Uno dei suoi fratelli lo portava tutte le domeniche alla biblioteca municipale “C’era un rituale – racconta – ognuno aveva diritto a tre dischi, è cosi che ho scoperto il rock e pop inglese”.

Egli ha scelto di cantare in arabo perché quest’ultimo suona brutale, energico, più in linea perciò con il temperamento del gruppo, composto appunto da Mehdi alla voce, Jerome al basso, Hassan Tighidet alla chitarra, Djamel Taouacht alla batteria e Mathieu Hours alle macchine.

Due anni dopo il loro ultimo album, “Ouesh Dada?” i Temenik Electric conservano questa particolare energia, questo rock esuberante e la voglia di fare festa che caratterizza tutti i loro concerti. Il passaggio agli studi Real World a Bath in Inghilterra, stesso studio di Peter Gabriel, nelle mani di Justin Adams, chitarrista di Robert Plant, e Tim Oliver, danno un nuovo spessore al loro impeto artistico.  

“Ena Ouyek”(Io e te), il titolo che apre l’album, incarna a pieno questa doppia cultura araba e rock. Basso profondo, ritmo tribale, ritornello orecchiabile e violino; è tutto li.

Fin dall’inizio, l’Oriente colpisce l’Occidente, in un abbraccio che sa di carne e sudore. Qui, l’alchimia sonora apre nuovi orizzonti.

Altri brani come “Denia, Denia”, “N’touma” et l’ipnotica “Mezel El Barani”, canzone di polvere e deserto tipica della trance Gnawa, invitano alla danza, soprattutto grazie alla chitarra di Hassan Tighidet, che ricorda i ritmi tuareg dei Tinariwen. “Zakya” invece, l’unica ballata del disco, è un inno alla purezza dei sentimenti, che strappa l’anima.

Inch’Allah Baby è un album intimo e universale.

Intimo perché parla fantasmi e angosce personali. Universale perché, senza essere politico, è ribelle e parla dei malesseri di oggi, tracciando un ritratto molto sensibile della situazione dei francesi di origine algerina.

In un momento in cui il razzismo nel paese sta crescendo, dopo gli ultimi eventi, “Kifech n’Dir”, cuore dell’album, simboleggia l’incomprensione nervosa che agita il cantante. “Come fare? Come riuscire a vivere insieme? Quando smetteremo di essere stranieri? “ recita il ritornello.

“Noi gruppo impegnato? – dice Mehdi Haddjeri – “non parliamo che dell’amore, ma, al giorno d’oggi, è il contesto che trasforma la nostra musica in una causa”.

 

Radio Show Note d’Oriente – Dillo con un Muro – 12/02/2014

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In questa puntata Note d’Oriente parlerà di street art iraniana e dei vari modi in cui i musicisti  affrontano le crisi del proprio paese.

Partiremo dagli Autostrad, una band che fa parlare di sé non solo per la musica. Essi esprimono la difficoltà di essere musicisti in Giordania, paese di mezzo tra situazioni per nulla “sicure”, e parlano del proprio paese da un punto di vista globale piuttosto che locale, dimostrando che nulla e nessuno può considerarsi impermeabile alle tempeste che si scatenano intorno.

A Gaza invece il gruppo dei Tashweesh denuncia la situazione della propria città attraverso l’ironia. Grazie al supporto dell’attore Zouaiter essi hanno pubblicato la parodia del video di una famosa pubblicità. Lo scopo è quello di incitare i giovani all’azione dimostrando che, in situazioni di crisi, non servono soldi, bastano le idee.

A suonare un pianoforte scassato tra le macerie del campo profughi di Yarmouk, nella perifieria di Damasco, è invece Ahmad Ayham. Questo è il suo modo di resistere, fare musica anche laddove sembra non ci sia più nulla da suonare.

In Siria continua a resistere anche una scena metal molto ricca. A tal proposito Osservatorio Iraq ci parlerà del documentario “Syrian Metal is War”, ideato dal giovane studente e videomaker siriano Monzer. Il documentario ha anche lo scopo di mostrare al mondo la sofferenza e le difficoltà che i musicisti e i fan di questo genere musicale devono affrontare per vivere la loro passione in un paese martoriato dalla guerra civile.

Dalla musica di strada alla street art, ci sposteremo in Iran dove presenteremo una rassegna dei principali artisti di strada di Tehran come A1one, Icy and Sot, Mad e Nafir, e del loro modo di esprimere il proprio impegno sociale con gli stencil e i graffiti sparsi sui muri della città.

Per quanto riguarda la letteratura Editoriaraba ci parlerà della scrittrice franco-libanese Yasmine Ghata e della presentazione del suo nuovo libro durante il festival delle Narrativa francese.

 

Playlist della puntata

Cairokee – Nas Betru’us W Nas Betmout

Autostrad – El Leila Ya Samra

Mashrou’ Leila – Shim El Yasmine

Radio Tehran – Eshtebah

Soapkills – Herzan

Gene Band – Ya Mahalla al-Fasiha

Ramy Essam – Mahnash Men Dol

Tinariwen – Toumast Tincha

Radio Show Note d’Oriente – Pop Art – 05/02/2014

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In questa puntata di Note d’Oriente parleremo di cinema arabo, chioschi egiziani e pop art saudita. Nella rubrica di Osseratorio Iraq si parlerà di una band metal egiziana molto coraggiosa mentre Editoriaraba ci farà conoscere l’ultimo romanzo della scrittrice saudita Raja Alem.

Partiremo dall’Arabia Saudita per parlare del fotografo Dhahi Al-Ali, il quale ha abbandonato la fotografia per dedicarsi a Charisma, un progetto personale di produzione di tessuti e accessori per la casa ispirati alla pop art ma in stile saudita.

Osservatorio Iraq ci presenterà poi il gruppo metal Massive Scar Era, proveniente dall’Egitto, paese in cui fare musica alternativa ed esibirsi in pubblico è tutt’altro che facile, soprattutto per delle musiciste donna.

Ci sposteremo poi in America per raccontarvi del Sundance Film Festival, festival americano del cinema indipendente che ha visto quest’anno la partecipazione di numerose pellicole mediorientali.

Per la rubrica Editoriaraba Chiara Comito ci presenterà la scrittrice saudita Raja Alem e il suo romanzo “Il collare della colomba”, recentemente tradotto in tedesco e che verrà pubblicato prossimamente anche in italiano dalla casa editrice Marsilio.

Concluderemo la nostra puntata in Egitto per parlarvi del “The Koshk Project”, uno studio urbano e sociale dei chioschi egiziani e delle persone che vi lavorano.

 

Playlist della puntata

Tamikrest – Tisnant an Chatma

JadaL – El Makina

Massive Scar Era – My Ground

Ibrahim Maalouf – Maeva in Wonderland

Autostrad – Ehna Nhabasna

Alaa Wardi feat. Farah Siraj & Aziz Maraka – Ye5lef

Cairokee – Efred Genahak

Nawel – Figurine